Il primo passo verso il Benessere è la nutrizione, “noi siamo ciò che mangiamo”. Il secondo, decisivo, è una corretta attività fisica.
Se un tempo era fonte di buon esempio per chiunque intendesse affacciarsi ad una disciplina, oggi il mondo dello sport professionistico è filtrato dagli schermi freddi dei televisori. Ci appare, con le diverse logiche di marketing ed intrattenimento, sempre più remoto e sembra manifestarsi in una totale opacità: scandali, vanagloria, eccessi…
Questa però è la narrazione giornalistica. La realtà è ben diversa e io vorrei raccontarvela attraverso i suoi protagonisti. Partendo dal calcio.
Oggi ho incontrato per voi Daniele Baselli, calciatore dell’Atalanta, classe ‘92, talento della nazionale under 21, ragazzo con i piedi per terra che si è reso disponibile ad una chiacchierata sullo stile di vita di uno sportivo di Serie A.

Ciao Daniele! Grazie per aver accettato il mio invito. Come va?
Bene, Stefano. Grazie a te!

Cominciamo. Com’è stato il cambiamento dalla Primavera alla serie B? Come cambiano il modo di giocare e gli allenamenti?
Cambia molto il gioco perché è molto più “fisico” ed anche gli allenamenti hanno un’intensità maggiore. Passi dall’essere un “ragazzino” all’essere già un adulto e quindi devi stare al loro passo.
La durata degli allenamenti è più breve, ma l’intensità e di gran lunga maggiore. Ci sono meno pause e di conseguenza diminuisce la durata dell’allenamento.
In serie B si gioca al sabato e quindi ci si allena dal lunedì al venerdì, dove si fa la “rifinitura”. La domenica è il giorno di riposo. Una o due volte alla settimana abbiamo una doppia seduta.

Dalla serie B alla serie A c’è un ulteriore cambiamento sia nel modo di giocare che negli allenamenti?
Si, in serie A se sei un giocatore tecnico ne trai vantaggio perché hai più spazio per giocare. Al contrario, in serie B, sei più penalizzato in quanto il modo di giocare è molto più fisico e veloce.
Il livello è più alto e devi essere bravo a fare entrambe le fasi, sia difensiva che offensiva.
Gli allenamenti sono più specifici, si ripetono durante la settimana per trovare i giusti equilibri. La durata è sempre circa di un’ora e mezza ad alta intensità. Sono molto incentrati sulla tattica e sulla preparazione delle partite.

Sul piano dell’alimentazione siete molto seguiti?
Ognuno ha un propria dieta. Sono molto attenti. Ogni tre mesi ci fanno analisi del sangue e su queste ci stilano una dieta. Per esempio se dalle analisi emerge che i valori del ferro o che i valori del colesterolo “buono” (HDL) sono bassi cercano di correggerli con l’alimentazione.
Naturalmente una volta ogni tanto si può sgarrare.
Quando abbiamo la doppia seduta facciamo li il pranzo, mentre per la sera il dottore ci prepara uno schema alimentare con scritto gli alimenti che secondo lui è meglio mangiare.

Quando “sgarri” l’alimentazione trovi più difficoltà nel svolgere gli allenamenti?
Nel mio caso no, perché ho il metabolismo talmente veloce che riesco a bruciare tutto subito. Però molti miei compagni mi dicono che, se sgarrano una volta, poi si sentono molto più “pesanti”.

Come cambia lo stile di vita quando siete in ritiro con la Nazionale?
In ritiro, giustamente, veniamo seguiti molto di più perché ci vediamo per meno tempo. L’alimentazione è quasi sempre la stessa. Il pranzo è il classico che conoscono un po’ tutti e consiste in un piatto di pasta, al sugo di pomodoro o in bianco, poi solitamente ci danno l’hamburger di vitello o il petto di pollo, oppure in alternativa il prosciutto crudo o la bresaola, invece la sera ci lasciano un po’ più di libertà.

Come vi alimentate prima e dopo la partita?
Se giochiamo alle 20.00 facciamo una merenda verso le 16.00 in modo da avere degli zuccheri per la partita, perché durante la gara si consuma molto. Invece se giochiamo alle 12.30 facciamo un pranzo verso le 9.30/10.00.
Dopo la partita ci danno dei sali minerali per un reintegro immediato, ci mettono sempre a disposizione una crostata. Quando giochiamo alla sera ci fanno cenare allo stadio, in modo da reintegrare il più presto possibile.

Una curiosità: durante le telecronache delle partite, alla fine del primo tempo, la tipica frase di un cronista è “adesso tutti negli spogliatoi a bere un tè caldo”. Ve lo danno davvero?
Ci danno il tè caldo, ma lo danno solo quando fa freddo, lo beviamo solo per scaldarci. Non è obbligatorio.
Solitamente a fine primo tempo ci danno integratori a base di zuccheri semplici, sali minerali ed altre sostanze nutritive in modo da avere subito un po’ di energia.

Quanto è importante lo stretching?
Noi facciamo tantissima mobilità: anche, adduttori, flessori etc… poi facciamo anche tantissimo stretching dinamico, mai statico.

Il riposo è importante?
E’ fondamentale. Non solo il riposo fisico, anche quello mentale. Perché magari siamo stati concentrati per tre settimane su una partita e quindi è necessario staccare un po’.

In che ruolo ti esprimi meglio?
All’inizio della mia carriera professionistica, nel Cittadella, giocavo come mediano davanti alla difesa. Quando sono arrivato nell’Atalanta giocavamo con il modulo 4-3-3. Poi il modulo è stato cambiato ed abbiamo iniziato a giocare a 2 nel centrocampo e quindi ho iniziato a giocare come centrocampista centrale.
Inizialmente pensavo che cambiando il ruolo cambiava anche il mio modo di giocare, invece no, mi trovo bene e in tutti e tre i ruoli di centrocampo.

Hai un modello di calciatore di riferimento?
A me piace moltissimo il modo di giocare di Pirlo, ma anche di altri calciatori come Fabregas, Iniesta e Xavi.

Grazie infinite per la disponibilità. Buona fortuna per la tua carriera!
Grazie a te. È stato un piacere.

baselli