L’ipertensione è il più frequente tra tutti i fattori di rischio cardiovascolari conosciuti.  E’ un fattore di rischio cardiovascolare maggiore ed indipendente per lo sviluppo di cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco ed accidenti cerebrovascolari. L’ipertensione è il più frequente tra tutti i fattori di rischio cardiovascolari conosciuti.
La definizione di ipertensione è in continua evoluzione, parallelamente allo sviluppo degli studi epidemiologici che contribuiscono a chiarirne la distribuzione e il beneficio ottenuto da un suo corretto trattamento.
Il Joint National Committee for the Prevention, Detection, Evaluation, and Treatment of Hight Blood Pressure ha definito l’ipertensione arteriosa come un livello di pressione ≥140 mmHg (millimetri di mercurio) per la sistolica e ≥90 mmHg per la diastolica.
In circa il 93-94% dei pazienti ipertesi non è possibile identificare una causa responsabile per gli elevati valori pressori, l’ipertensione viene pertanto definita primitiva. Possibili cause di secondarietà comprendono le nefropatie parenchimali (5-6%) e altre affezioni (1-2%) quali la coartazione aortica, l’ipertensione nefrovascolare e le malattie endocrine (sindrome di Cushing, iperaldosteronismo primitivo, feocromocitoma, ipertiroidismo).
Nei meccanismi fisiopatologici che stanno alla base dell’ipertensione arteriosa sono coinvolti la funzione renale, il sistema renina-angiotensina, il sistema nervoso simpatico, iperinsulinemia e l’insulino-resistenza, il rimodellamento vascolare e la sensibilità individuale all’apporto di sodio nella dieta.

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