Il diabete mellito è una malattia eterogenea multifattoriale, caratterizzata da iperglicemia ed altre alterazioni metaboliche conseguenti a difetti della secrezione o dell’azione dell’insulina oppure ad entrambi meccanismi.

L’iperglicemia cronica ed alcune alterazioni del metabolismo lipidico e proteico sono la manifestazione biologica tipica del diabete mellito.
La malattia diabetica induce lo sviluppo progressivo di complicanze specifiche microvascolari e di alterazioni non specifiche macrovascolari. Le persone con diabete mellito hanno un rischio aumentato di presentare malattie cardiovascolari, alterazioni vascolari periferiche e malattie cerebrovascolari.

Il diabete mellito può manifestarsi in modi molto differenti che vanno da un inizio brusco con chetoacidosi e coma a forme asintomatiche diagnosticate per caso. Le manifestazioni principali sono riconducibili ad alterazioni metaboliche correlate con l’insulino-deficienza, l’iperglicemia e l’iperchetonemia: poliuria e nicturia, polidipsia, dimagrimento e polifagia, disidratazione e chetonuria, quest’ultima responsabile di alterazione dello stato di coscienza.

Nel 1997 l’ADA (American Diabetes Association) ha ridefinito i criteri diagnostici del diabete tenendo conto dell’importanza della prevenzione delle complicanze, per cui i valori soglia della glicemia a digiuno si sono abbassati rispetto alle precedenti classificazioni: secondo tali criteri la diagnosi di diabete viene posta per valori di glicemia a digiuno >126 mg/dl in due occasioni diverse. Nel 1999 la WHO (World Health Organization) ha avvallato questo criterio e ne ha aggiunto un secondo, basato sulla valutazione della glicemia due ore dopo il carico orale di glucosio: valori >200 mg/dl alla seconda ora sono diagnostici per diabete mentre valori compresi tra 140 e 199 depongono per ridotta tolleranza ai carboidrati.

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