coccoli

Il nostro ciclo di appuntamenti insieme ai protagonisti dello sport prosegue oggi con Paolo Coccoli, ex giocatore di pallacanestro e attuale allenatore del settore giovanile della società Sansebasket. Conversare con lui non è stata solo l’occasione per entrare in contatto con questo sport, ma anche l’opportunità per conoscere una persona seria e preparata. Ciao Paolo, grazie per l’incontro e per avermi dato la possibilità di fare questa intervista.

Anzitutto volevo chiederti come cambiava, dalla seria A alle squadre semi-professioniste, sia il carico di lavoro sia la mentalità dei giocatori.

Figurati Stefano. Allora: sicuramente il carico di lavoro cambia moltissimo, scendendo di categoria diminuisce il numero degli allenamenti e di conseguenza il numero totale delle ore da fare in palestra. In serie A adesso la programmazione più o meno è: dal martedì al sabato due ore piene di allenamento il pomeriggio, poi fanno il martedì e il mercoledì un’ora di pesi e un’ora di tiro e di fondamentali, venerdì mattina riprendono ancora un po’ i pesi, con i fondamentali, e la domenica mattina fanno il briefing pre-partita. E’ solo dagli ultimi anni che si fa il briefing la domenica mattina. A detta degli allenatori è stato introdotto per far svegliare gli americani, perché seno’ tirano lungo fino alle 14/15.00 del pomeriggio senza mangiare nulla e poi fanno la partita. Scendendo di categoria, in B2, fanno forse ancora un paio di mattine alla settimana, poi dalla serie C solo il pomeriggio dalle quattro alle tre volte la settimana, senza il sabato e senza la domenica. Per quanto riguarda la mentalità dipende molto dalla persona più che dalla categoria in cui gioca. Io, per esempio, la mentalità che avevo in seria A l’ho mantenuta anche in serie C. Il professionismo non è tanto legato alla quantità degli allenamenti che fai, è legato a tante altre cose.

Tu sei molto attento all’alimentazione?

Io ho sempre mangiato tutto. Non ho mai seguito un’alimentazione particolare gestita da un esperto. Inizialmente, essendo il carico di lavoro principalmente aerobico, optavo più su pasta, riso ed altri carboidrati. Ultimamente ho cambiato idea, anche perché il lavoro è aerobico ed anaerobico, il lavoro in palestra poi è molto più anaerobico, di conseguenza combino la pasta con le proteine. Il menu classico da trasferta, per farti un esempio, è pasta o riso con bistecca o prosciutto e verdura. Quando giochi alle 21.00 si fa uno spuntino più o meno verso le 17.00 che può essere dolce o salato. Da un punto di vista alimentare, nei giocatori di oggi, la problematica maggiore è il controllo, rispetto al calcio dove comunque hanno i ritiri ecc. Nelle categorie superiori il problema delle società è gestire gli americani che non curano per nulla l’alimentazione. In NBA arrivano direttamente nello spogliatoio col sacchetto del Mc Donald. Per loro è un business legato più alle prestazioni individuali, guardano più le statistiche dei singoli, poi se la squadra ha vinto o perso non è importante. Loro fanno dei cambiamenti enormi dal punto di vista alimentare. E’ come nel cinema quando devono preparare un attore. Passano da 50 kg a 90 kg nel giro di tre settimane. Ti porto l’esempio di Toni Kukoč. Era uno sloveno. Quando giocava in Italia pesava all’incirca 70-80 kg. E’ andato in America, dove ha giocato con i Chicago Bulls di Michael Jordan, e l’hanno trasformato. Però ha perso un’anno perché si è dovuto riadattare al nuovo peso, alle nuove dinamiche. Da 70-80 kg è diventato 102 kg. La fisicità in America è enorme, hanno tantissimo carico di lavoro in palestra, con i pesi. Luigi Datome da un punto di vista tecnico è molto bravo, però fa fatica dal punto di vista fisico, perché nel suo ruolo giocano atleti di 20-30 kg più grossi di lui.

Durante l’esercizio, visto che si consumano molte energie, assumente un’integrazione particolare?

Durante l’esercizio si usa integrare con le varie bevande energetiche a base di zuccheri semplici e sali minerali. All’epoca, quando giocavo io in serie A, c’era il Polase perché veniva sponsorizzato e di conseguenza ci davano quello.

Quasi tutti gli atleti che praticano questo sport sono molto alti. Pensi che il Basket contribuisca alla crescita o è solo una questione genetica?

No guarda, più che altro è un discorso di selezione e genetica alla fine. Selezione nel senso che è l’allenatore che va a cercare ragazzini con una struttura fisica che in futuro pensa possano diventare alti. Principalmente prendendo in considerazione i genitori e poi, alcune società, fanno studi proprio scheletrici andando a vedere le lastre di tutto il corpo, le distanze e gli spazi delle ossa ecc. proprio per vedere i margini di crescita che hanno. Queste selezioni le fanno le squadre di un certo livello.

Che differenza c’è tra il Basket NBA e quello italiano?

Da un punto di vista dello spettacolo l’NBA è un business. Non hanno retrocessioni per cui anche se perdi hai comunque gli sponsor che ti coprono, quindi è proprio uno spettacolo. Quindi la differenza maggiore rispetto al basket italiano è proprio questa: in Italia si lotta per un risultato. La è proprio un altro mondo, è un’altra pallacanestro, anche perché nell’NBA hanno regole particolari che in Europa non ci sono. L’obiettivo di un giocatore di basket è proprio quello di arrivare là, nell’NBA. Poi rimanere là sta al giocatore, però se hai delle potenzialità ed hai dei mezzi loro fanno di tutto per tirarteli fuori.

Riguardo alla tua carriera professionistica, tu quanto hai giocato in serie A? Adesso che ti occupi del settore giovanile com’è il passaggio da giocatore ad allenatore?

In serie A ho giocato due anni pieni a Pavia. Poi sono tornato qui a Cremona dieci anni fa, all’età di 33 anni, perché mi sono sposato. Dopo ho giocato ancora cinque anni a Piacenza, in serie B. Adesso mi occupo di un po’ tutto il settore giovanile della Sanse e alleno un paio di squadre. Da allenatore costruisci il gioco ma non lo gestisci, perché in campo vanno i ragazzi. Il tuo lavoro lo fai durante le settimane con la costruzione del ragazzo e del giocatore. Per diventare un giocatore servono tante componenti, ci vuole voglia, fatica, fortuna, sicuramente un buon insegnante e tanta costanza.

Grazie Paolo, in bocca al lupo per la tua carriera da allenatore!

Crepi il lupo, è stato un piacere.