FOTO Tesi

Idealmente, ciascuno di noi possiede un passaporto, una carta d’identità alimentare che lo rende conoscibile attraverso alcune caratteristiche, nello specifico, di etica nutrizionale.

Il comportamento alimentare è il risultato, in parte, del processo di tradizione – nel pieno senso di “trasmissione” – dai genitori ai figli e di apprendimento da parte di questi ultimi, all’interno di una comunità umana, di quel corpus di conoscenze che permette all’individuo di quella comunità di sopravvivere e rispondere ai propri bisogni. Parimenti, la medesima condotta è conseguenza anche delle scelte personali dell’individuo che, su grandi numeri, portano al cambiamento culturale della collettività umana di cui egli è membro.

Mentre per gli animali – eccezion fatta per quelli domestici – il soddisfacimento della necessità di nutrirsi per garantire la propria sopravvivenza avviene attraverso l’istinto, per gli uomini invece, secondo l’antropologa Cristina Balma Tivola, nutrirsi assume il significato di alimentarsi e si configura come un’azione che non solo garantisce la sopravvivenza dell’uomo, ma è anche un atto governato dalla cultura.

Negli anni ’40 Abraham Maslow concepì il concetto di “Hierarchy of Needs” (Gerarchia dei bisogni), rappresentando in un diagramma piramidale un’analisi dei bisogni dell’individuo in relazione alla propria identità. Lo psicologo divulgò questa teoria nel libro Motivation and Personality del 1954 dove distinse cinque tappe, corrispondenti ad altrettanti livelli di soddisfazione, che muovono dalla dimensione del naturale-biologico-animale al culturale. Questi punti, da appagare in maniera progressiva, sono:

Il bisogno fisiologico
Il bisogno di sicurezza
Il bisogno di appartenenza
Il bisogno di stima, di prestigio, di successo
Il bisogno di realizzazione di sé.

A questa visione gerarchica, dove il primo bisogno (necessità di nutrirsi, dormire, riprodursi, etc) rappresenta la base mentre la realizzazione di sé descrive l’apice, corrisponde un eguale schema nel quale i bisogni sono sintetizzati in funzione del cibo.

Il bisogno di nutrirsi ed alimentarsi per sopravvivere (necessità fisiologiche)
Il bisogno di procacciare cibo a sufficienza per il futuro (sicurezza)
Il bisogno di aderire ad una determinato modello nutrizionale (appartenenza)
Il bisogno di raggiungere nuovi cibi e scoprire nuove frontiere dell’alimentazione (successo)
Il bisogno di scegliere il cibo secondo i propri gusti (realizzazione di sé).
Anche così, perciò, si compone un documento di riconoscimento di ognuno di noi. Ancor più che lo stato civile, la cittadinanza o la professione, è il nostro comportamento alimentare – in funzione dei nostri bisogni e come effetto della nostra tradizione – che ci qualifica.

 

Tratto da “CIBO: LE ABITUDINI ALIMENTARI COME PARTE INTEGRANTE DI UNA PERSONA. IL RUOLO DEL DIETISTA FRA DIFFERENZE CULTURALI E COSTRUZIONI ALIMENTARI.” di Stefano Ferrari.