Fulvio

Io insieme a Manuele Bozzoni (sinistra) e Fulvio Moneghini (destra)

“Per quanto il fisico possa essere forte, la vera forza viene sempre dalla mente”. Nessuno può comprendere meglio questa frase di Fulvio Moneghini, ultramaratoneta capace di compiere imprese ai limiti dell’impossibile.

Con i suoi 42 km e 195 metri, la maratona è tra gli sport atletici la gara più dura. Ne siete convinti? Allora non conoscete la 100 km nel deserto. Per portarvi alla scoperta di questa impresa, ho intervistato in esclusiva proprio Fulvio Moneghini.

Per chi non lo sapesse con il termine ultramaratone si identificano gare di corsa a piedi che hanno una distanza superiore a 42,195 chilometri.

Pensate solo che il nostro Fulvio Moneghini può essere considerato alla stregua di un vero e proprio erede di Leonida, il re spartano famoso per la battaglia delle Termopili, che compì un viaggio di 246 km.

La prima domanda è più che altro curiosità: informandomi ho sentito che, per la 100 km nel deserto, danno in dotazione un coltello. Immaginando che questo non vi serva per cacciare, per quale motivo ve lo forniscono?

In teoria ci danno in dotazione il coltello perché se dovessimo perderci e quindi rischiare di morire disidratati dovremmo reciderci la femorale. Conosco una persona che ha fatto la Marathon Des Sables negli anni ’90. Si era perso in Algeria a circa 200 km dal percorso. Stava morendo di sete e quindi ha deciso di tagliarsi le vene dei polsi ma, essendo disidratato, il sangue non usciva. Ha interpretato ciò come un segno divino. E’ riuscito a ripartire e, per caso, ha trovato un accampamento di donne Tuareg che l’hanno aiutato e lo hanno salvato. Questo ragazzo ha ritentato l’impresa nel 2012 con me.
Quante persone al mondo tentano un’impresa simile?
Siamo in pochissimi. Per la Marathon Des Sables, che è il simbolo delle maratone estreme nel deserto, partono circa 1.000 persone. Ogni nazione ha un numero massimo di partecipanti, l’Italia, ad esempio, ha un massimo di 40 persone che possono provare a compiere questa impresa. Tutte le altre maratone nel deserto hanno un massimo di 30/40/50 o 100 partecipanti, non di più.

Nel deserto ci sono delle “oasi”? oltre al coltello avete anche in dotazione alimenti e bevande?
Dipende, le gare organizzate nel deserto sono molto spartane. Portiamo uno zaino dichiarando ciò che abbiamo all’interno. Viene controllato ed una volta fatto non può più essere aggiunto nient’altro, nemmeno un guanto o un capo in più. Abbiamo un tot di calorie da rispettare, ad esempio in una gara di 300 km hai un minimo di 14.000 calorie da portare con te nello zaino. Dopo devi avere anche tutto il kit di sicurezza (il fischietto etc.). L’acqua ci viene data in dotazione, ci vengono segnalati i punti dove possiamo trovarla.
Vi danno in dotazione anche un satellitare?
Ci danno il satellitare solo se la gara lo consente. Alcune gare permettono solo la bussola o le carte. Ci sono anche alcuni segnali, però è raro vederli nel deserto per via del vento e delle dune. Ad esempio in Tunisia doveva essere segnalato molto bene ogni km circa ma in realtà non era segnalato nulla.

Quante ultramaratone nel deserto hai corso? So che in una sei arrivato terzo perché hai soccorso due persone.
Quattro. La più bella l’ho fatta ad ottobre di quest’anno. Si è vero, in una sono arrivato terzo perché mi sono fermato ad aiutare due persone. Non sarei comunque mai arrivato primo perché davanti avevo un professionista con un passo diverso dal mio.

Hai una struttura fisica diversa rispetto ad un classico maratoneta. Pensi che questo ti abbia aiutato nelle ultramaratone?
Sinceramente non lo so, penso comunque che nelle gare lunghe la mia forza muscolare mi abbia aiutato tanto. Secondo me, però, è molto una questione di testa. Ogni gara è a se, tu puoi fare dieci volte la stessa 100 km, l’undicesima volta sarà ancora totalmente diversa, ogni volta cambia.

So che hai studiato delle tecniche di micro-sonno durante la corsa, è vero? in pratica cosa fai?
Non è che le ho studiate, in pratica mi sono venute spontanee. Facendo il buttafuori di notte non dormivo, quindi andavo a fare le gare avendo alle spalle una o due ore di sonno, a volte nemmeno quelle. Ho provato ad “agganciarmi” con la mano allo zaino del mio amico e, fidandomi di lui, mi addormento. Funziona solamente se mi attacco dietro allo zaino. Sento i suoi movimenti e riesco a correre e dormire allo stesso tempo. Sono 4-5 minuti di sonno al massimo, però quei 4-5 minuti mi servono per ripartire. Chiudo gli occhi e mi addormento e riposo, riuscendo così a superare quella crisi di sonno. Funziona con lui però.

Grazie mille Fulvio per l’opportunità di questa intervista, è stato un vero piacere conoscerti.
Figurati Stefano, grazia a te. E’ stato un piacere.