EXPO 2

Dalla piazza della Biodiversità alla Slovenia

Slow Food
Varcato l’ingresso di Roserio, il nostro viaggio comincia dall’estremità est del decumano, nel piazzale della Biodiversità sovrastato dalla Collina Mediterranea dove sorgono tre padiglioni di Slow Food disposti a triangolo a delimitare un “orto agroecologico”. Tralasciati i primi due, dedicati alla ristorazione e alle conferenze, il terzo si rivela al suo interno un percorso intelligente tra riproduzioni in grande scala dei cibi spazzatura e dei frutti della terra, mettendone in risalto le differenze in una mostra dedicata ai grandi e soprattutto ai bambini. Consigliato!

Indonesia
Lo spazio assegnato al paese del Sud Est Asiatico si presenta agli occhi dei visitatori con un allestimento ricco di dettagli del mondo indonesiano: tra le statue e tavole imbandite per lussuose colazioni, c’è spazio anche per il cibo, più precisamente per decine di varietà di erbe e spezie. Merita una visita.

Turkmenistan
Il padiglione dello stato centro-asiatico si sviluppa su tre piani: il piano terra accoglie i visitatori con gli oggetti tipici della cultura turkmena a tal punto che – appena usciti – è più forte il ricordo dei tappeti che dei pochi prodotti alimentari esposti; al secondo livello l’esperienza “Turkmenistan” si fa interessante con la riproduzione in modellini dei più recenti metodi di approvvigionamento energetico (molto particolare il desertec). Il terzo piano è dedicato alla degustazione e al bar. Più tecnologia che alimentazione.

Qatar
Il sito espositivo dei qatarioti si affida, almeno per il perimetro esterno, a delle rappresentazioni in scala dei locali tipici dove il cibo è protagonista, dalle cucine alle sale da pranzo. Il risultato accarezza l’inverosimile. C’è più criterio nella sala grande allestita al primo piano dove, attorno ad un ampio tavolo con schermi touchscreen e repliche in plastica delle pietanze del Qatar, diversi addetti ne spiegano origini e tradizioni. Interessante, sebbene poco approfondito, è il progetto di desalinizzazione dell’acqua marina, passaggio obbligato non solo per un paese con vaste aree desertiche ma anche per un’agricoltura sostenibile. Tra l’affascinante (i piatti) e il pacchiano (statue e ologrammi).

Marocco
Il Marocco si presenta ad Expo con uno spazio che è un buon biglietto da visita. Alla vocazione ortofrutticola, con le punte di diamante della coltivazione di mandorle e clementine, è dedicata la prima ala del padiglione. Prima di uscire, un ventilatore ad aria calda secca simula la brezza del Sahara. Un paese da scoprire e rivalutare.

Iran
La repubblica di Teheran possiede un self-built pavillon, ossia un padiglione costruito in autonomia, che prevede un cammino tra i cespugli delle tipiche erbe aromatiche lungo una leggera scalinata che conduce ad uno spazio sopraelevato rispetto alla zona ristorante. Quasi fosse il leitmotiv di molti paesi ospiti di Expo, anche nel caso persiano, questo spazio degustazione offre alla vista molto più dell’area tematica. Qui, infatti, ci si imbatte in diverse teche: a far da padroni due prodotti peculiari, il caviale e il tè. Da uno dei paesi più avanzati del Vicino Oriente, ci si aspettava di meglio.

Cile
Molti schermi, molti suoni. Il Cile confeziona l’esperienza interattiva migliore per i visitatori di Expo immergendoli in un percorso di immagini ad altissima definizione dei luoghi più belli tra le Ande e il Pacifico. L’esperimento – per cui vale sicuramente fare 10 minuti di coda – funziona benissimo. Più ricco di contenuti lo store sotto l’itinerario: una nutrita cantina di vini con cui il Cile si fa largo nel mercato vitivinicolo mondiale e la variegata collezione di sapori – il piccante su tutti – della tradizione gastronomica cilena. Il Cile: un padiglione fuori dall’ordinario, una terra da scoprire.

Austria
Insieme alla Polonia, probabilmente è la vincitrice morale dell’esibizione. La piccola Austria imboschisce l’interno del proprio spazio replicando ciò per cui è famosa al mondo: le foreste. La chiave di lettura degli obbiettivi programmatici della presenza ad Expo è data dal motto, “Breathe.Austria” (Respira l’Austria). Il messaggio arriva a tutti: l’aria come il cibo, elemento non dispensabile. Come ci spiega il direttore della struttura, l’intera area, con più di 50 arbusti e alberi, funge da “climatizzatore” naturale producendo ogni ora circa 60 kg di ossigeno. Senza contare che attraversare questa replica boschiva in miniatura ci trasporta in una vera oasi di pace. Un’esperienza imperdibile!

Slovenia
Gli sloveni intercettano, nel grande tema generale del cibo, pochi argomenti e lo fanno degnamente: il sale e l’acqua, tra loro strettamente collegati, sono al centro delle riflessioni del padiglione della Slovenia che, tuttavia, pone l’accento anche sul miele e sul grano saraceno, su cui vi proporrò due approfondimenti in futuro. Non mancano i dispenser di brochure turistiche, l’angolo bar con prelibatezze del territorio e i famosi visori 3D. Fateci un salto!