EXPO
Dall’Oman alla Svizzera

Oman

Il sultanato arabo alza i suoi vessilli a Milano con un padiglione molto vasto. Un’estensione ingiustificata in rapporto a quanto esposto. Riproduzioni dei locali delle tipiche abitazioni “animate” da manichini dozzinali non riescono a soddisfare la curiosità degli avventori. Se a questi si aggiungono le poche informazioni disponibili, la visita al padiglione dell’Oman vale il tempo di collezionare il timbro per il famoso passaporto Expo. Ci aspettavamo molto di più.

Estonia

I baltici di Tallinn sviluppano all’interno di una modesta struttura un percorso razionale e sorprendente: dalla coltura innovativa al design applicato ad ogni aspetto della vita, in cui il legno si presta con efficienza a sostituire il metallo in una nuova visione di low-technology, dalle biciclette all’arredamento comune. Da tempo arroccata su un’economia votata al terziario, l’Estonia si riscopre essere un paese fertile per l’agricoltura della segale (dalla cui fermentazione nasce un’ottima birra), del lino, dell’orzo e dell’avena. Sorprendente!

Russia

È un grande contenitore a forma di cuneo quello della Federazione Russa. Il contenuto? Una mostra d’arte dalle avanguardie del secolo scorso fino alle più moderne installazioni. Se non fosse per l’alto valore dei quadri e delle opere esposte, l’esperienza russa ad Expo (che gastronomicamente si limita alla vodka!) non rasenterebbe la sufficienza. Non ci stupisce che l’attrazione principale sia nello store: la maglietta con il faccione di Putin…

Slovacchia

Evanescente. Questo è l’aggettivo più appropriato per descrivere un padiglione incapace di trasmettere al visitatore alcuna sensazione, negativa o positiva che sia, e di salutarlo convincendolo a tornare. Anche tralasciando le statue obbrobriose che addobbano l’ingresso e le pareti farcite di specchi, l’esposizione slovacca lascia il tempo che trova. Cibo e alimentazione, questi sconosciuti…

Monaco

Se si esclude la famiglia reale, una qualità non sconosciuta ai monegaschi è l’eleganza. Il riverbero di questa caratteristica si fa sentire anche a Expo in uno dei padiglioni più piccoli (come gli si confà, d’altronde!) ma meglio congeniati. Solo architettonicamente, però. Come rappresentare al meglio uno stato che ha poco da offrire? Passo primo, creando un padiglione con dei container (anche se il porto di Monte Carlo non ha certo una vocazione mercantile) e richiamando l’idea di città portuale; passo secondo, fregandosene del politically correct del “nutrire il pianeta” ed portando in mostra una perla della cucina di Monaco: le ostriche. Il che è tutto dire.

Turchia

La medaglia d’oro per l’itinerario meglio costruito attorno al tema delle spezie lo vince il padiglione della Turchia. Sotto un tetto aperto dal disegno trapezoidale, il visitatore si imbatte nelle teche delle droghe più insolite: l’althaea officinalis (ingrediente base dei gommosi marshmallow), i fiori di tiglio per curare il cavo orale, l’helichrysum arenarium dal potere diuretico, il potpourri di erbe e fiori per il tipico tè ottomano. Questi sono solo alcuni degli aromi di questo viaggio, purtroppo non olfattivo, che nessun visitatore dovrebbe perdersi.

Stati Uniti D’America

Schermi touchscreen, gigantografie di Obama e stars&stripes. Il padiglione USA replica come uno specchio il sentimento nazionale e la vacuità di contenuti. Merita un elogio, invece, il caravanserraglio poco distante dove alcuni trucks – camioncini, cucine ambulanti – si spartiscono la preparazione del simbolo non plus ultra degli States: il panino (in tre, bisogna ammetterlo, buonissime varianti: maiale, angus e astice). La visita al padiglione vale solo per il 20% di sconto sui menù. Evitabile.

Kuwait

Sebbene il concept dello spazio del Kuwait sembri partorito dalla mente di Frank O. Gehry – pali disposti come nel gioco Shangai, cascate d’acqua a delimitare l’entrata, arredamento cubista – il contenuto non raggiunge tali profondità anche in campo gastronomico ma, sulla falsa riga dei target della Slovenia e del Qatar, si mantiene sul tema dell’acqua. E non è poco. Esplorare le innovazioni del piccolo emirato per la desalinizzazione dell’acqua e scoprire, pertanto, la mutata convinzione sui reali valori di oro blu e oro nero (il Kuwait è nella top ten dei paesi produttori di petrolio), ci ha ripagato della coda fatta all’ingresso. Un punto di merito!

Ecuador

Non fatevi abbindolare dalla facciata multicolore dello spazio Ecuador, all’interno è ancora meglio! In un tripudio di ologrammi e di videoproiezioni di documentari, il padiglione ecuadoregno si candida ad essere uno dei più soddisfacenti tra quelli con vocazione tecnologica a realtà aumentata. Dentro questo scrigno, tuttavia, c’è poco più che una cartolina dalle velleità promozionali-turistiche. Sotto il profilo della tradizione culinaria ci viene incontro per fortuna il piccolo angolo ristorazione. Nel menù? Niente Sula nebouxii – il grazioso uccello disneyanamente riprodotto in mascotte, ma tante, tantissime calorie: patacones fritte, filetto di tonno (alimento simbolo del paese sudamericano) e torta di platano.

Svizzera

In tre grandi spazi è organizzata la Confederazione Elvetica. Il primo consente un tour attorno al modellino del Massiccio del San Gottardo, dai cui ghiacciai discendono quattro importanti fiumi in altrettante diverse direzioni: il Rodano, la Reuss, il Ticino e il Reno. La scenografia si completa con un sistema sopraelevato di carrucole in legno che fanno cadere zampilli d’acqua per ricrearne la mappa idrografica. Le Torri, il secondo spazio, sono quattro parallelepipedi di vetro contenenti gli alimenti simbolo della Svizzera, rispettivamente l’acqua, le mele, il sale (estratto dalle miniere del sottosuolo) e il… caffè! A dispetto delle apparenze, grazie alla Nestlè il paese alpino risulta il capofila al mondo per il commercio di questo settore (per capirci: esporta più caffè che cioccolato!). Terzo e ultimo spazio è quello dedicato all’informazione turistica delle maggiori città. Prenotate una visita, non rimarrete delusi!

Germania e Giappone

I tedeschi e i nipponici condividono, sull’asse orientale del decumano, una fila per accedere ai rispettivi padiglioni che ben si descrive con l’aggettivo “inumana”. Altre due parole: settanta minuti. Questa era la media del tempo che occorre per aspettare il proprio turno. Riserveremo a questi padiglioni (e a quelli famigerati degli Emirati Arabi, dell’Italia e del Kazakhstan) una visita per la prossima uscita che vi racconteremo in un articolo ad hoc in futuro.

Si ringraziano Andrea Beatini e Francesco Facchi per il contributo alla redazione di questo articolo.