Collage EXPO

Da Israele all’Italia

Israele

La mescola troppo artefatta tra pièce teatrale e cinema interattivo costituisce il tallone d’Achille di un’esperienza che lascia poco spazio all’esplorazione dei visitatori. Vi accompagneranno nella visita un responsabile e l’attrice Moran Atias nella sua versione proiettata. Stiamo parlando di Israele, capofila tra i paesi del Medio Oriente, sin dalla sua nascita, nell’ammodernamento dei metodi di coltivazione.

Sia chiaro: i contenuti riescono ad permeare e taluni sono sorprendenti, specialmente il tasto riguardante l’orgoglio per l’innovazione in campo agricolo. Il mito del from desert to flowering garden è più che realtà con il sistema di irrigazione a goccia. E ancora, sapevate che il pomodoro ciliegina è un’invenzione tutta israeliana? Tuttavia il quarto d’ora d’intrattenimento – più tendente al turistico che al didattico – avvolti da soli schermi ci ha lasciato spiazzati. O meglio, ci ha lasciato ancora più domande. Sì, perché il padiglione finisce qui, nessuna mostra, niente di tangibile, nemmeno una brochure.
A tragitto concluso, il punto ristoro è l’oasi nel deserto che ci aspettavamo: finalmente il contatto con i prodotti della gastronomia. In definitiva, meglio saziare la propria curiosità su Israele prenotando un volo per Tel Aviv. Chissà, magari, in futuro…

Santa Sede

Santa Sede, non Vaticano. Perché? Il motivo è presto detto. Mentre la prima è l’organismo di governo e giurisdizione della Città del Vaticano, quest’ultima ha solo una funzione patrimoniale. E poi rappresenta solo uno stato di 0,44 km quadrati. In un contesto – l’Expo – dove risuona un’eco di impegno in progetti legati al cibo, presentarsi con il nome CDV avrebbe significato autolimitarsi (anche se un’illustrazione dell’orto biologico, voluto da Benedetto XVI vicino al Mater Ecclesiae, non avrebbe stonato). Meglio la veste “più” riconosciuta, dunque. Quell’abito con cui la Chiesa Cattolica gode di piena sovranità internazionale e che a Milano, tra decine di testimonianze eno-gastro-culturali da tutto il mondo, le permette di far conoscere il suo ruolo nelle tante remote missioni attorno al globo.

Un’attenzione particolare al tema della fame che si declina nella sua dimensione spirituale ben definita dal motto del padiglione, “non di solo pane”, frase tratta da un passaggio del Vangelo (sia di Matteo che di Luca) nel quale Gesù, nel deserto, declina l’invito del diavolo a trasformare i sassi in cibo. Per un’istituzione religiosa che simboleggia il suo rapporto con Dio attraverso una mensa – quella eucaristica, sotto gli austeri volti dell’arazzo di Rubens (un prestito del Museo Diocesano di Ancona), non poteva mancare un tavolo, multimediale, con la proiezione dei “momenti di vita” attorno ad esso, dal pranzo al lavoro, dalla preghiera allo studio.
Merita senza dubbio una visita. Di questi tempi, poi, potreste addirittura imbattervi nel papa in incognito…

Francia

Nemmeno un’esposizione internazionale, peraltro in trasferta su un campo imbattuto (di questo parleremo dopo), riesce a contenere la fierté nationale della Francia. Il padiglione dei transalpini punta tutto sul cibo? No, sotto un soffitto di tegami c’è spazio persino per la lingerie. Da spavaldi, se si pensa che siamo a Milano, la capitale della Moda. Tornando al tema del cibo, si potrebbe persino dire che l’esperienza ad Expo sia limitata al cortile che fronteggia l’ingresso: qui abbiamo trovato tracce più iconiche, dall’orto (tra i migliori fin qui ammirati) al chiosco di boulangerie (la gola dei tanti avventori era frenata solo dai prezzi).
E a tal proposito, una nostra riflessione. Il campo dei dessert e della panificazione è l’unico, nel panorama culinario che va dagli antipasti al dolce, in cui i francesi possano dirsi migliori degli italiani. Tutte le altre voci del menù li vedono “impreparati”. Le loro ricette tipiche saranno anche Alta Cucina, ma le nostre sono vera Cucina Popolare che chiunque può apprendere e replicare. Basta varcare il confine per capire che, in Francia, i pasti di tutti i giorni sono “all’italiana” (piatti semplici ma buoni), laddove invece, in Italia, la loro tipica cuisine (piatti buoni ma complicati) fa capolino raramente sulle nostre tavole. E solo nei ristoranti stellati o in occasioni particolari.
Vi segnaliamo infine un gradito cadeaux: piccole confezioni di nocciole. Tra tante amarezze, una piccola dolce… ricarica d’energia!

Olanda

È il parco giochi di Expo. Ricordate il paragone tra l’esposizione e Gardaland nell’articolo sulla nostra visita serale? In questo caso, per l’Olanda, il modello di comparazione – un luna park – vuole essere un complimento.
Non è un padiglione. Le uniche pareti che troverete separano il ristorante dal resto dell’attrazione che, invece, si sviluppa all’aria aperta in uno slalom tra le cucine ambulanti dello street food, tra comodi pouf per rilassarsi e addirittura una ruota panoramica attrezzata a bar per i più piccoli.
Per non cadere nel frivolo, il momento di serietà è affidato alla breve mostra allestita sotto il tendone simil-circense chiamato A Better Life, dove i Pesi Bassi danno sfoggio della propria avanguardia sul terreno dell’eco-sostenibilità ambientale.
Da non dimenticare, poi, che la cucina è ottima. Fateci un salto, non vi deluderà!

Polonia

Arriviamo al clou dell’episodio odierno. La Polonia si gioca ai calci di rigore con l’Austria la palma di miglior padiglione. E non parliamo solo dell’involucro, anche i contenuti sono degni di altrettanta considerazione. Quello che all’esterno è un imponente parallelepipedo rivestito di cassette di legna – proprio quelle degli ortomercati, all’interno si presenta come una mostra che sa calibrare bene l’importanza del fattore agricoltura e l’aspetto enogastronomico, il tutto condito da una saggia disposizione scenica. Si parte dall’alto, dalla terrazza a cui si accede con una rampa dall’esterno. Qui un giardino riproduce un piccolo brolo con erbe e piante tipiche. Poi si viene introdotti ad una galleria d’arte che culmina con la sala del pianoforte.
Il piano inferiore ospita uno store che offre una vasta gamma di prodotti polacchi tra cui scegliere.
Se a queste considerazioni si aggiunge anche la disponibilità (ottime brochure informative insieme a diversi assaggi: vi consiglio il sidro di mele e i mix per tisane fai-da-te da portare a casa!), ecco a voi il padiglione migliore di Expo Milano 2015. Chapeau!

Italia

Il nido – architettonicamente parlando – sotto il quale si incolonna ogni giorno la più lunga fila di Expo schiude al suo interno la meglio riuscita manifestazione di promozione turistica del nostro Paese. Un’abilità che, visti gli scarsi risultati (“Berlino ha tre volte i turisti che ha Roma”, Sgarbi dixit), sembrava essersi rintanata a favore di una svolta 2.0 (dal deludente italia.it fino al più recente verybello).

Veniamo ora al padiglione, anzi al Palazzo Italia, un guscio dalla bellezza discutibile, un brutto anatroccolo che svela le sue grazie solo al suo interno. Superata la mesta processione di visitatori, tutti rigorosamente italiani, il percorso prevede, nell’ordine: la spiegazione, a cura di un responsabile, della costruzione del palazzo (realizzato con un cemento biodinamico che abbatte particelle di smog); il salone degli imprenditori italiani, qui nella loro controparte proiettata; poi una stanza di specchi ripartita in due sezioni, la prima con le proiezioni dei paesaggi italiani più belli, la seconda con le opere d’arte più significative; subito dopo uno “sguardo consapevole” (attraverso televisori) sui disastri naturali che hanno afflitto e ancora angosciano il suolo italiano; infine un percorso regionale per scoprire le piante caratteristiche d’Italia.
All’esterno, il cardo rappresenta il continuum del padiglione e, seguendo la stessa vocazione turistica, allaccia tra loro i territori italiani che si sono “messi in proprio”. Non mancano i brand e le associazioni di categorie più importanti: da Birra Moretti a Coldiretti. Per visitare Palazzo Italia cercate di evitare la coda presentandovi ai cancelli prima degli altri!

 

Si ringraziano Francesco e Luigi Facchi per il contributo alla redazione di questo articolo.