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Con Nicolas Pelucchi, secondo classificato nella categoria Massimi ed Anastasia Paris, prima classificata nella categoria Figure Tall e poi campionessa italiana assoluta della categoria Figure.

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Categoria Massimi (foto di NBFI)

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Categoria Figure Tall (foto di NBFI)


Per quanto in questo articolo io cerchi di essere imparziale, la mia obiettività potrà sempre essere messa in discussione: se ho partecipato a questa gara è solo grazie al forte legame d’amicizia che mi lega a Nicolas Pelucchi ed Anastasia Paris, due atleti che proprio a Figline hanno gareggiato. Proprio per questo dedicherò la narrazione delle loro performance all’articolo/intervista di prossima pubblicazione.

NBFI

7° campionato NBFI: tutti i 110 atleti (foto di NBFI)

In questo frangente è mia intenzione, invece, soffermarmi sulla manifestazione in generale ed approfondirne quindi aspetti che hanno catturato la mia attenzione.

Tra i particolari positivi, sembra quasi scontato dirlo, l’unicità dell’evento. Ogni anno da sette anni, a Figline Valdarno in provincia di Firenze va in scena la kermesse istituita dalla Natural Bodybuilding & Fitness Italia, l’associazione nazionale che riunisce sotto la stessa bandiera gli atleti che, o per una questione etica o per motivi di benessere e salute, costruiscono e scolpiscono il proprio corpo senza l’utilizzo di farmaci, sostanze dopanti o altri mezzi. Alla Federazione italiana va pertanto riconosciuto il merito di aver profuso energie per promuovere questa disciplina, dando ad essa una regolamentazione e suggellandone l’importanza in una gara ufficiale. Per vostra conoscenza, esistono in Italia altre manifestazioni che invece non effettuano alcun controllo tra i competitors.

Appunto, i controlli. Sin dalla sua istituzione nel 2009, questi si svolgono in due passaggi necessari e ineludibili: in primis, un esame delle urine di tutti i partecipanti (con un ulteriore controllo ai vincitori di ogni categoria); in seconda battuta, un test al poligrafo – uno strumento che, registrando respirazione, battito cardiaco e pressione, riesce a “descrivere il pensiero” di chi vi è sottoposto. Noi lo conosciamo più semplicemente come macchina della verità. Questa misura preventiva dovrebbe consentire agli organizzatori di “scremare” dalle batterie coloro che non corrispondono, in base alla reazione alle domande, al criterio basilare di “natural”. Il tasso di attendibilità di questo mezzo, a mio avviso, nelle ultime competizioni è diminuito: se in passato gli atleti erano ignari dei quesiti a cui sarebbero stati sottoposti, oggi vengono anticipate loro le domande diversi minuti prima.

Questa non è l’unica pecca in cui mi sono imbattuto. Sono rimasto perplesso dai criteri di attribuzione dei punti da parte dei giudici. Andiamo con ordine, con una doverosa premessa: le categorie sono divise a seconda del peso, del genere, dell’età e della specialità. La giuria assegna punti di penalità ad ogni bodybuilder soffermandosi in giudizio su parametri di simmetria e proporzioni, muscolosità e condizione. Tornando alla critica iniziale, non sono stato l’unico a notare una rilevante discrepanza tra giudizio e motivazione dello stesso. Andiamo al caso concreto: alcuni contendenti alla vittoria finale sono stati penalizzati con la giustificazione che “non rispecchiavano il criterio di natural”, in pratica apparivano agli occhi dei giudici troppo voluminosi e definiti, quasi innaturali. Se questa è la logica, perché ammetterli alla competizione? Oppure anche nel collegio giudicante serpeggia il sospetto che i controlli pre-gara possano essere inefficaci? Queste mie perplessità rimangono senza risposta, nonostante la disponibilità di alcuni giudici ad un confronto in merito.

Non sottraendomi ad una esposizione così critica, al contempo non posso non dirmi soddisfatto dell’esperienza. Mi ha arricchito personalmente e professionalmente. E poi mentirei se non affermassi di essere gratificato dai risultati conseguiti dai miei amici e colleghi Nicolas e Anastasia. Ma questo è un altro racconto…