SolfitiSOLFITI, COSA SONO E DOVE SI TROVANO – Prima parte

La prepotenza con cui il cibo è entrato nella cronaca, da quella bianca a quella giudiziaria finanche a quella nera, ci dovrebbe far riflettere sulla portata del tema e sulla relativa capacità di inserirsi in ogni spiraglio della nostra vita. Ne è testimonianza la parola chiave “solfiti” che, nella settimana che abbiamo appena lasciato alle spalle, ha riscosso sulla rete un particolare interesse toccando, da un lato, notizie drammatiche e, dall’altro, reportage su grandi eventi. Stiamo parlando rispettivamente della morte di una ragazza dopo un coma causato da uno shock anafilattico e della famosa kermesse Vinitaly.

Cosa possa accomunare due notizie talmente distanti è già stato anticipato. Ma cosa sono i solfiti? Quali alimenti li contengono?

Prima facciamo chiarezza su quanto accaduto. Partendo dalla manifestazione di Verona, il collegamento è facile: la grande maggioranza delle bottiglie di vino prodotte in Italia reca la scritta, in etichetta, “contiene solfiti”. Per quanto concerne il tragico fatto della ragazza deceduta a seguito del coma, l’ANSA riporta che lo stato vegetativo della giovane è stato causato da solfiti contenuti nella carne.

Per chi è del settore agroalimentare i solfiti non rappresenta certo una novità. Al pari di quanto avvenuto con i grassi di palma nella grande panificazione, dove questa problematica è emersa successivamente al movimento di alcuni produttori che hanno cominciato a “vantarsi” di non contenerli, anche nel business dei vini il tema dei solfiti – complice anche una legge – è emerso “per contrapposizione”. Non sono pochi gli imprenditori che hanno spinto i propri prodotti sull’onda del “free sulfite”. O meglio, del “senza solfiti aggiunti”, perché, com’è giusto specificare, tutti i vini contengono naturalmente una dose variabile di solfiti.

E qui arriviamo alla nostra domanda iniziale: di che cosa si tratta? Se chimicamente i solfiti sono ioni negativi composti da zolfo e ossigeno, da un punto di vista alimentare rientrano tra gli additivi per prevenire l’ossidazione del cibo. Normalmente la grande produzione si avvale di solfiti in funzione di conservanti, ad esempio, nel pane, nei biscotti, nei gamberetti, nella frutta (ergo in quasi tutti gli alimenti conservati) e, appunto, nei vini. Sotto il profilo medico, va aggiunto che i solfiti fanno parte degli allergeni, anche se non causano una vera e propria allergia ma reazioni come tosse, starnuti, prurito e, raramente, anafilassi.

Abbiamo citato anche la carne, ma di questo parleremo nella seconda parte dell’articolo nella quale analizzeremo le ragioni commerciali che spingono i produttori ad usare solfiti e le motivazioni che hanno portato la legislazione italiana ed europea ad aggiornarsi in merito a salvaguardia della nostra salute.