NBFI teatro Salesiani

Teatro dei Salesiani, Figline

Diluvia sul bagnato. Sono trascorsi due giorni dal taglio del nastro dell’ottavo campionato NBFI e 48 ore sono state sufficienti a rinfrescare alcune idee sulla manifestazione, complice anche un acquazzone che ha fatto da colonna sonora alla mia delusione durante il viaggio di ritorno.

Ma l’amarezza non scaturisce tanto dal doppio quarto posto dei miei colleghi Anastasia e Nicolas, quanto piuttosto dalla convinzione che sul palco del teatro di Figline sia andata in scena una commedia degli errori.

A tutti quelli che obbietteranno e a chi accuserà le seguenti considerazioni di faziosità, un avvertimento: non c’è alcun veleno nelle mie parole, si tratta solo di opinioni personali e, anzi, di proposte per migliorare un evento che, pur nelle sue “contraddizioni”, ritengo unico. Politicamente parlando, semplici “critiche costruttive”. Non sono qui per difendere interessi di chi ha sfiorato o mancato il podio.

Per semplificare l’esposizione mi sono avvalso del sistema dell’elenco. Parlavo di “errori” ma sarebbe più corretto parlare di sbagli, cioè di azioni o di carenze che hanno macchiato questa edizione.

Al primo posto non può mancare la macchina organizzativa della kermesse, anche se sono più di uno i punti su cui vale la pena soffermarsi: il metodo piuttosto opaco delle selezioni, l’eccessiva onerosità della partecipazione alla gara e l’assenza di informazione.

Partendo da quest’ultima mancanza, sembra chiaro che alla regia di questo evento non interessi il fattore “comunicazione”: eccezion fatta per le dirette del canale YouTube di Sandro Ciccarelli (poco pubblicizzate e con alcuni problemi di trasmissione, specialmente per gli smartphone), il pubblico da casa ha fatto fatica a seguire l’evento, per non parlare del cattivo utilizzo della pagina Facebook sulla quale i risultati sono stati pubblicati solo oggi.

Per quanto concerne i costi, calcolatrice alla mano, mi sono accorto dell’elevata spesa sostenuta dagli atleti tra viaggio/vitto/alloggio, poligrafo, quota d’iscrizione alla gara e (per molti) alle selezioni.

A proposito di queste non voglio infierire di nuovo: dell’inopportunità di stabilire in corso d’opera nuove prove d’accesso ai campionati italiani avevo già parlato in questo articolo.

Ma la perplessità maggiore riguarda il metro di giudizio. Nuovamente, purtroppo. Preso atto che nelle varie terne di vincitori in ogni categoria ci sono stati, a mio avviso, quasi sempre atleti meritevoli, devo però storcere il naso su alcuni giudizi.

Anche quest’anno c’è stato un cambiamento circa i criteri di valutazione. È sufficiente confrontare le foto dei vincitori di ogni rispettiva categoria, anno per anno, per rendersi conto che c’è mancanza di uniformità. Così facendo si scombinano le carte in tavola: come prepararsi ad una gara quando non si sa cosa (e come, soprattutto) viene valutato maggiormente? In quest’ultima competizione abbiamo assistito ad una radicale modifica dei canoni della categoria Figure.

A me sembra chiaro che ogni concorso di bodybuilding parta da questo assioma, in fatto di giudizi: in un uomo è più rilevante la costituzione di braccia, addome e pettorali; in una donna le prime parti del corpo esaminate sono cosce e glutei. Pensiamo ad esempio ad una categoria femminile, la Figure. Tronchi ipertrofici e ultra tirati (che farebbero invidia ad un uomo), però, hanno posto in secondo piano alcuni difetti, tra cui gambe piene di ritenzione e glutei cadenti. A conferma di quanto detto prima, confrontandole con quelle dello scorso anno, queste atlete sarebbero arrivate ultime 12 mesi fa.

Se i giudici sono sempre gli stessi, perché ogni anno mutano i giudizi? A tal proposito faccio fatica a spiegarmi come mai abbiano fatto corsi e prove per aggiornare e rinnovare la giuria.

Per adesso non mi dilungo oltre, anche per permettervi di riflettere sugli argomenti trattati. In settimana pubblicherò la seconda parte relativa ad alcune proposte che potrebbero migliorare il concorso.