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Mirtilli, cotogne e rabarbaro essiccati di un produttore olandese

Se i numeri e le statistiche soddisfaranno gli organizzatori lo sapremo solo a giochi fatti, dai giornali, quando le serrande si abbasseranno sull’edizione 2017 di Golositalia. Una cosa è certa e non ha bisogno di sondaggi: nel nostro piccolo coltiviamo una modesta delusione nei confronti dell’evento di Montichiari, capace sì di “ingrandirsi” ma non ancora attrezzato per “diventare grande”.

L’impressione è stata sostanzialmente negativa, nonostante tutto si possa dire della manifestazione fuorché non suggerisca comunque ottimi spunti per il mondo dell’alimentazione. Di questi e altri punti di forza parleremo poi. Ora veniamo alle debolezze.

Pubblicità sui media nazionali, grandi ospiti, un importante incremento di stand possono aver tratto in inganno chi nutriva aspettative alte, più che legittime, su una kermesse che invece di essere una piccola fiera si è rivelata un grande mercato.

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L’erba amara presso lo stand della pro loco di Castel Goffredo

Saremo onesti: sorvolando sulla scocciatura del parcheggio a pagamento, il prezzo del biglietto, specialmente se moltiplicato all’interno di una famiglia media, pare giustificato solo dagli alti costi del battage pubblicitario o dai compensi versati alle guest star come Ernst Knam, ma non certamente dal contenuto della fiera. Sarebbe, infatti, più corretto parlare di ambulanti e non di espositori. Pochi, pochissimi hanno preso sul serio la parola “esposizione” presentando le proprie invenzioni o scoperte enogastronomiche (dalla start up sul cibo da “assemblare” fino ai produttori degli alimenti del futuro, di cui tratteremo dopo), molti invece hanno scambiato i padiglioni del Centro Fiera per le corsie di un qualsiasi mercato popolare. Si è persa l’occasione di valorizzare i propri prodotti in una vetrina d’eccezione, preferendovi la vendita al dettaglio al suono di “venghino signori, venghino”. E di questo, in effetti, magari non ha colpe la macchina organizzatrice di Golositalia anche se sarebbe giusto pretendere un filtro più fiscale nell’ammissione alla fiera perché, in fin dei conti, accettare la presenza di stand multipli (fatti con lo stampino), bancarelle di caramelle da far invidia a quelle delle giostre, dentisti e persino venditori di Folletto non fa che snaturare il senso della fiera.

Non vogliamo dilungarci sulle critiche negative e, anzi, diamo spazio a quelle eccellenze che abbiamo incontrato lungo il tragitto.

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Il bergamotto, agrume protagonista di questa edizione di Golositalia

Abbiamo notato, in primis, una positiva tendenza: a valorizzare prodotti della natura come il bergamotto (agrume poco conosciuto, formidabile fonte di flavonoidi) o come il pistacchio (frutto tra le cui proprietà spicca la presenza di vitamina B6); a rinobilitare molti semi e piante il cui sfruttamento sembrava messo a repentaglio dalla burocrazia italiana (parliamo della canapa, di cui avevamo trattato in un recente articolo); ad evidenziare i benefici degli allevamenti alternativi.

Rispetto a quest’ultimo tema, tengo a segnalare la presenza di un paio di stand di allevatori di lumache (per ora nessuna avvisaglia di insetti o cavallette come a EXPO 2015) – animale dalle infinite potenzialità, dalla cucina alla cosmetica. Vedere questi prodotti ci fa ben sperare per il futuro dell’agroalimentare italiana. Scoprire inoltre che il miele può diventare una delle alternative più valide tanto dello zucchero quanto degli oli vegetali nella produzione di creme ci ha solo fatto piacere.

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Uno degli stand con i prodotti derivati dalla lumaca

Una menzione particolare meritano i distributori (e in alcuni casi produttori) di frutta esotica disidratata: il loro lavoro consentirà in futuro di diminuire i costi della diffusione di frutti altrimenti difficili da far viaggiare e da smaltire (poiché costosi e altamente deperibili).

Alla nostrana Trismoka, al cui plateatico si sono riversati in molti per saggiare cinque specialità di caffé (gratuitamente!), vanno i nostri complimenti per la competenza che li ha sempre distinti. Se avete l’occasione e volete sperimentare un caffè veramente particolare, provate la loro varietà Nicaragua, vi stupirà.

Un ultimo consiglio per gli appassionati di botanica (o anche per chi ritiene possano essere dei bei regali). Acquistate le piantine di erba amara e il crocus sativus: con le foglie delle prime ci si può sbizzarrire in cucina (sono l’elemento principe dei tortelli di Castel Goffredo), dal secondo si ottiene invece lo zafferano. Entrambe non vi costeranno più di una colazione al bar!

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La crema di solo miele e cacao

A fronte di questi pochi ma soddisfacenti “incontri” vi invitiamo a recarvi alla fiera di Montichiari solo se altamente motivati o muniti di biglietto omaggio. Peraltro l’alto costo per l’ingresso ha sicuramente frenato gli acquisti all’interno da parte degli avventori, più attratti dall’immancabile assaggino gratuito che dall’idea di spendere ancora (ovviamente speriamo di sbagliarci!).

Insomma, tornando indietro non classificheremmo più Golositalia come “imperdibile”. L’unica occasione perduta è quella dell’organizzazione.