FRUTTOSIO
Il fruttosio (zucchero semplice contenuto nella frutta) è un monosaccaride, che possiede la medesima formula molecolare del glucosio ma differenti proprietà nutrizionali. Al pari di tutti i carboidrati apporta 4 kcal per grammo. Lo troviamo, ovviamente, nella frutta, nel miele e nei vegetali. Gli alimenti a più alto contenuto di questo monosaccaride sono le banane, i pomodori e l’uva.

Il fruttosio possiede un basso indice glicemico e, di conseguenza, ha una scarsa tendenza nello stimolare la secrezione di insulina.

Quando viene assunto da solo, viene assorbito inalterato dall’intestino tenue e poi veicolato verso il fegato. Il fruttosio non viene riconosciuto ne dalla cellula muscolare ne da quella adiposa, ma può essere stoccato, appunto, solo in questo organo. Il fegato ha il compito di metabolizzare e trasformare il fruttosio in glucosio. La capacità di conversione, però, ha un limite e, se presente in eccesso, il fruttosio viene convertito in trigliceridi (emessi poi nel sangue o depositati nel fegato) o in acido lattico.

Un individuo medio sano ed adulto possiede circa 70-90 gr di depositi di glicogeno epatico. Qualora le scorte di glicogeno epatico fossero già piene, un’assunzione elevata di fruttosio eccederebbe la capacità di immagazzinamento del fegato e quindi verrebbe convertito in grassi e depositato nel tessuto adiposo.

Un suo eccesso consumo, quindi, diventa deleterio in diete già ricche di calorie e zuccheri semplici. La frutta, principalmente quella ricca in fibra, può essere consumata tranquillamente, quasi al pari delle verdure. Basta limitare il consumo di zuccheri semplici durante la giornata.

Perciò state attenti all’orario di assunzione della frutta. L’ideale, in linea di massima, sarebbe consumarla al risveglio, poiché le scorte di glicogeno epatico sono impoverite dal digiuno notturno.