Filetteria italianaIl “tema proteine” oltre ad essere soggetto a restrizioni mediche, ormai, è soggetto anche a restrizioni culturali. Un esempio lampante sono i vegani ed i vegetariani. Questa “moda” assume ritmi sempre più incalzanti.

Il moltiplicarsi dei seguaci di questa filosofia a livello mondiale ha provocato, di conseguenza, l’aumento del numero di atleti vegetariani. L’aspetto fondamentale del Vegetarismo è che gran parte o tutti i cibi consumati derivano dal mondo vegetale. Gli “stili” più frequentemente adottati sono lo stile vegano e quello latto-ovo-vegetariano. I vegani consumano esclusivamente alimenti vegetali per coprire il fabbisogno energetico-nutrizionale, a differenza dei latto-ovo-vegetariani che accostano uova, latte e derivati agli alimenti di origine vegetale.

L’adeguatezza dell’apporto energetico, la copertura dei fabbisogni di Calcio, Zinco, Ferro e della vitamina B12 sono gli aspetti considerati più critici per i vegetariani in relazione al rischio nutrizionale. Per quanto riguarda il fabbisogno proteico, a condizione che venga soddisfatto il fabbisogno energetico, le proteine vegetali sono adeguate a coprire le necessità proteiche, ma devono essere sempre abbinate ad un cereale, in modo da fornire tutti gli amminoacidi essenziali necessari a mantenere almeno un buono stato di salute.

L’assunzione elevata di legumi e cereali, nei vegetariani, limita la disponibilità e l’assorbimento del Ferro. Nell’atleta questo può causare ricadute sul livello di emoglobina e di conseguenza ridurre notevolmente la prestazione. La vitamina B12, invece, non è presente nei cibi vegetali se non in minima concentrazione.

Ricerche e studi recenti dimostrano che tutti i possibili rischi imputati all’assunzione di elevati quantitativi di proteine non ritrovano riscontro nella letteratura scientifica. Nonostante ciò, anche in ambiente medico-dietistico, è assai diffusa la predisposizione a “sconsigliare” (o comunque limitare) il consumo di proteine.

Demonizzando in tal modo le proteine, si spinge la popolazione verso un consumo eccessivo di carboidrati. In Italia – complice anche lo schema della Dieta Mediterranea – moltissime persone abbinano ad alimenti glucidici (come pane, pasta, pizza etc.) un frutto, oppure, nei casi estremi, un dolce. Queste scelte alimentari portano, inevitabilmente, ad una iperstimolazione insulinica.

L’insulina è uno degli ormoni più anabolici del nostro organismo ed un livello costantemente elevato di questo ormone ha la capacità di incrementare il grasso corporeo. L’insulina è il principale ormone responsabile della lipogenesi, ovvero lo stoccaggio di lipidi all’interno del tessuto adiposo.

L’obesità è la patologia da malnutrizione più frequente nei Paesi industrializzati. Questo problema medico ha grande rilevanza sociale e impone interventi sempre più specifici nel campo della medicina preventiva e dell’educazione alimentare: è, infatti, la corretta alimentazione, oltre agli interventi sullo stile di vita, uno dei presidi terapeutici più importanti nella prevenzione e nella terapia dell’obesità.

Di certo questa patologia non è dovuta all’eccessivo consumo di proteine bensì all’eccessivo consumo di carboidrati e alla scarsa attività fisica. Le proteine sono essenziali per la massa muscolare che, a sua volta, è fondamentale per mantenere un buon metabolismo. I muscoli bruciano più calorie del tessuto adiposo.