Lo sport è divertimento. Non solo competizione, sfida e fatica. E come ci insegna l’etimologia della parola, “divertimento” significa “cambiare percorso”.

Sin da quando pratico attività fisica ho sempre avuto alcune perplessità sul concetto di sport quando viene associato al termine “disabilità”. Solo recentemente, infatti, in nome del principio di “inclusione sociale”, le persone con handicap mentali e fisici hanno potuto approcciarsi al mondo dello sport. Le paralimpiadi sono l’esempio di come anche i disabili possano vincere i propri limiti.

I miei dubbi, tuttavia, sorgono nel momento in cui la società propone a queste persone ulteriori limitazioni. Vi sottopongo un esempio concreto: al ragazzo che zoppica e desidera rincorrere il pallone viene negata la possibilità di giocare con gli altri compagni di classe a calcio e, anzi,  per “accontentarlo” l’alternativa si riduce ad un pallone di gomma piuma. Ma possiamo davvero dire che si tratta di calcio? Io non ne sono convinto.

L’inclusione sociale diventa esclusione. Il divertimento si trasforma in noia.

Questo modo di affrontare il tema “disabilità e sport” in giovane età conduce inevitabilmente le persone con handicap ad allontanarsi dalla pratica di una sana e divertente attività fisica.

La mia idea è quella di rendere accessibile una particolare disciplina sportiva alle persone disabili. Intendo far partire questo progetto da due attività sportive che l’opinione comune farebbe fatica a ricollegare alla disabilità: Crossfit e sollevamento pesi.
Insieme a Luca Cornali, istruttore e atleta agonista di Crossfit, sto sviluppando un nuovo protocollo che renda accessibile uno sport di forza, resistenza e velocità a tutti. Una metodologia rivoluzionaria che avrei voluto conoscere io stesso quando, da giovanissimo, ho iniziato ad avvicinarmi al mondo dei pesi. Un mondo che, se avessi ascoltato le indicazioni di alcuni professionisti che mi hanno seguito, non avrei mai conosciuto.

Il nuovo approccio che proponiamo parte dal fattore “abilità” e non dalla “disabilità”. Qual è il potenziale di una persona? Occorre individuarlo e farlo rendere al massimo!

Solo attraverso questa concezione possiamo proporre ai disabili qualcosa che vada oltre la pur necessaria fisioterapia: poter entrare in una palestra e potersi, finalmente, divertire.

Il metodo è ancora in fase di studio e sviluppo (la cavia è il sottoscritto!) ma prossimamente terremo incontri e workshop per presentare il nostro progetto ovunque saremo invitati!

WORKOUT