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Non volendo entrare troppo nello specifico e volendo essere il più sintetico possibile mi limito a dire che il cortisolo è un ormone essenziale per la vita ed è il principale composto “catabolico” dell’organismo, ovvero un composto che stimola la disgregazione. Livelli elevati di questo ormone bloccano la crescita muscolare rallentando l’assorbimento degli amminoacidi e del glicogeno nel muscolo e ritardando la sintesi di RNA. Un suo eccesso può anche contribuire a rallentare il dimagrimento e peggiorare la nostra composizione corporea (oltre a causare gravi problemi come l’ipertensione).

Esistono due differenti scuole di pensiero sul cortisolo e su come comportarsi con questo ormone.

LA PRIMA:

Per contrastarlo è fondamentale ridurre lo stress quotidiano in primis ed è utile introdurre carboidrati complessi a discapito di quelli semplici che, al contrario, lo alzano. Il risveglio mattutino è considerato uno stress per il nostro organismo ed il corpo risponde con il glucosio, il macronutriente più facilmente utilizzabile. Il cortisolo è elevato al mattino proprio perché ci permette di avere subito zuccheri disponibili.

Se introduciamo carboidrati al risveglio, il corpo smetterà di stimolare questo ormone poiché capirà che non c’è più la necessità di autoprodurre glucosio attraverso la gluconeogenesi (processo metabolico mediante il quale un composto non glucidico viene convertito in glucosio). Questo processo utilizza soprattutto gli amminoacidi alanina e leucina ed ha, quindi, un ruolo catabolico a livello muscolare.

LA SECONDA:

Contrariamente a quanto detto prima, la seconda scuola di pensiero sostiene che, al mattino e sopratutto dopo allenamento, il nostro organismo, visto le riserve energetiche basse, sposta il metabolismo sui grassi. Per tale ragione sarebbe meglio aspettare il calo fisiologico della produzione endogena di cortisolo e successivamente introdurre carboidrati.

Ma i carboidrati andrebbero o no assunti al risveglio e immediatamente post allenamento? La risposta esatta è, come sempre, DIPENDE! Carboidrati alti e bassi grassi o viceversa?

I grassi assunti con il pasto e quelli già presenti nel circolo ematico sono veicolati nelle cellule grasse (adipociti) mediante un fattore principale: l’ALTA GLICEMIA.

CARBOIDRATI ALTI – GRASSI BASSI:

Se decidiamo di mantenere il quantitativo di carboidrati alto, di conseguenza, la quota dei grassi dovrà essere bassa. Così facendo anche se l’insulina sale, i carboidrati in eccesso si ossidano e i pochi grassi non si accumulano: questa soluzione funziona se non siete resistenti all’insulina.

CARBOIDRATI BASSI – GRASSI ALTI:

Risulta ottimale nel breve-medio termine mangiare tanti grassi e pochi carboidrati (dieta metabolica): la finalità di questo approccio è che i trigliceridi ematici, non trovando livelli alti di insulina, vengono bruciati dalla massa magra e non si depositano negli adipociti. Nel lungo termine questa strategia crea insulino-resistenza tanto quanto mangiare molti carboidrati raffinati.

CONCETTO BASE: LA SOLA DIETA NON BASTA.

L’allenamento, quindi, risulta di fondamentale importanza in qualsiasi strategia alimentare nella misura in cui viene impostato e studiato per migliorare i seguenti parametri:

  1. Aumentare la massa magra;
  2. Migliorare il metabolismo aumentando la quantità di enzimi glicolitici ed ossidativi;
  3. Aumentare le scorte muscolari ed epatiche di glicogeno;
  4. Aumentare l’ATP (fonte istantanea di energia).

L’aumento di CALORIE è condizione irrinunciabile per creare le basi per un benessere futuro. L’aspetto principale è che questo incremento sia graduale, sia studiato nei minimi dettagli e rispetti la giusta proporzione tra macro e micronutrienti.